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«L'attenzione del governo e del mondo politico ai problemi dell'informazione era solo un'operazione di marketing. Decine di attestazioni di solidarietà ai cronisti minacciati e di prese di posizione contro le querele bavaglio e la dilagante precarietà nel mondo del lavoro giornalistico si sono tradotte in un nulla di fatto anche nell'ultimo passaggio parlamentare della legislatura, ossia la legge di stabilità. I pochissimi emendamenti che potevano rappresentare un segnale di attenzione sia sulle querele bavaglio sia sul fronte del sostegno all'occupazione regolare sono stati fatti decadere senza colpo ferire. Adesso è chiaro che gli impegni assunti in più occasioni da esponenti di primo piano del governo, a cominciare dal ministro Luca Lotti, erano soltanto parole di circostanza. La realtà racconta di una legge di riforma dell'editoria che, per volontà dello stesso ministro Lotti, si è conclusa con aiuti a pioggia, diretti e indiretti, alle aziende del settore senza che il governo abbia avvertito la benché minima esigenza di inchiodare gli editori sul contrasto al precariato, sul rispetto delle leggi e delle norme del contratto di lavoro giornalistico. Provvedimenti che avrebbero rappresentato un segnale importante per la parte più debole della professione, i cosiddetti ultimi di cui ci si riempie la bocca nei talk show e nelle interviste alla stampa, sono stati scientemente affossati, svelando una visione politica che vuole il lavoro sempre più ridotto a merce e i giornalisti sempre più sfruttati e ricattabili proprio in ragione della loro precarietà. Non ci si poteva attendere nulla di diverso da chi, al di là dei proclami, si era già segnalato per provvedimenti nefasti, come la gara d'appalto per l'assegnazione dei servizi in convenzione alle agenzie di stampa, che avrebbe dovuto risolvere tutte le criticità in un mese, ma che ha invece prodotto, come avevamo segnalato in tempi non sospetti, contenziosi e incertezze sia nella gestione di alcune aziende sia sul piano occupazionale. Sbaglia, anzi si illude, chi pensa che i temi del lavoro, della lotta al precariato, del contrasto alle querele bavaglio e della cancellazione del carcere per i giornalisti evaporeranno insieme con una legislatura di fatto inconcludente. La FNSI, insieme con l'Ordine dei giornalisti e gli altri enti della categoria, continuerà a dare battaglia nei modi e in tutte le sedi opportune perché le libertà e i diritti fondamentali non sono negoziabili e neanche sacrificabili sull'altare di qualche governo pro tempore».
Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della FNSI, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. (Fonte: Associazione Stampa Romana)


Nella provincia dello Shanxi, migliaia di fedeli si sono radunati per contrastare la demolizione della loro parrocchia: ci sono feriti. Centinaia di preti hanno adesso promesso di vegliare il sito giorno e notte. La vicenda è purtroppo solo uno dei tanti episodi di intolleranza religiosa al di là della Grande Muraglia.

"Sono molto insoddisfatta": vestito bianco e occhi stanchi, Angela Merkel ha concesso ai cronisti che seguono il G20 in Cina una dichiarazione sul disastro elettorale del Meclemburgo-Pomerania - di solito la cancelliera evita di commentare elezioni regionali - e ha parlato di una tornata locale dominata "da temi nazionali, in primo luogo da quello dei profughi". Merkel ha ripetuto tre volte di ritenere "le mie decisioni dei mesi scorsi sulle politiche migratorie giuste", ha ribadito che "il numero dei richiedenti asilo si è ridotto", ha ricordato anche di aver ammesso già a dicembre dello scorso anno "che non possiamo accogliere ogni anno un milione di profughi" come nel 2015 e si è impegnata "a ricostruire la fiducia" nel Paese.
 


Il tasso di disoccupazione sale a luglio all'11,3% Lo comunica l'Istat segnalando un aumento di 0,2 punti percentuali da giugno. Il dato però si accompagna a un aumento degli occupati, + 59 mila unità, e un drastico calo degli inattivi, -115 mila. Aumenta quindi la quota di persone che pur non avendo un lavoro si mette alla ricerca, e questo fa crescere il tasso di disoccupazione, cioè il numero di persone che sono a caccia di un impiego ma non lo trovano. Risale, per lo stesso motivo, anche la disoccupazione giovanile che si attesta al 35,5%.
Per la prima volta dal 2008, torna sopra quota 23 milione il numero totale degli occupati: a luglio ha raggiunto quota 23.063 persone. Se si scorporano invece i dati sui nuovi occupati si evidenzia un aumento di 42 mila unità dei lavoratori dipendenti (23 mila stabili e 19 mila a termine) e 17 mila indipendenti. Su base tendenziale, cioè rispetto a luglio 2016, il numero di occupati sale di 294 mila unità: la crescita interessa uomini e donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+378 mila, di cui +286 mila a termine e +92 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-84 mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-0,6%, -17 mila) sia, soprattutto, gli inattivi (-2,4%, -322 mila).







"La vittoria del No segnerebbe la fine del partito della Nazione renziano. Il che sarebbe un bene per il Pd e per il Paese. Siamo stati sottoposti ad accuse di ogni genere: noi non siamo qui per un'iniziativa che vuole dividere il Pd. Non ci interessa il Pd come oggetto del nostro impegno, ma ci interessa il Paese. C'è un sistema democratico fortemente indebolito", spiega D'Alema aprendo l'assemblea per il No al referendum da lui organizzata oggi al cinema Farnese di Roma. Una assemblea che è solo l'inizio di una lunga marcia, e che prefigura la nascita di un Comitato e forse anche di qualcosa di più. "Intendiamo costituire una rete organizzata. Daremo avvio a un comitato nazionale per il No e proporrò all'assemblea di indicare il nome del presidente nella persona del professor Guido Calvi. Abbiamo promosso questa iniziativa sulla base della richiesta proveniente da tante parti del Paese. Si tratta di una richiesta che secondo me allude anche ad altro", ha aggiunto l'ex leader Ds.

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