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L'anno chiave è il 2013, l'anno nel quale nella speciale classifica stilata da Ossigeno per le minacce subite dai giornalisti il Lazio occupa il primo posto. Dopo un’alternanza Lombardia Campania negli anni precedenti al 2013 tocca al nostro territorio. 105 minacce nel 2013, 93 nel 2014, 163 nel corso di un anno ancora in corso (97 solo per la denuncia della Camera Penale di Roma su inchiesta di mafia capitale).
E' un dato che va interpretato. Roma non solo è la capitale d'Italia, è anche la zona in cui si produce buona parte dell'informazione del nostro Paese. Pensiamo alla Rai, ai grandi network privati, ai grandi quotidiani nazionali. La concentrazione di giornalisti non deve però ridimensionare un altro fenomeno. La nostra regione fino a qualche anno fa non era collegata strettamente a fenomeni mafiosi. O meglio la mafia era allontanata con qualche fastidio da ogni riferimento politico, amministrativo, criminale. Era affare di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Non apparteneva alla "vocazione" del nostro territorio.
L'inchiesta “mondo di mezzo”, le inchieste e i sequestri ai danni delle mafie tradizionali così come le sentenze di Ostia, hanno  invece evidenziato a Roma e nel Lazio una persistenza, un’infiltrazione, una stabilità, una profondità degna di ben altri contesti geografici.
Raccontare i fatti, gli atti giudiziari, inserirli nei contesti, portarli all'attenzione dei cittadini dovrebbe essere ovvio in un ambiente civile come quello della Capitale del Lazio. I numeri riportati da Ossigeno esprimono un profondo fastidio, un’insofferenza sempre meno latente nei confronti dei cronisti che vanno fuori dal recinto, dal comunicato prestampato, che rischiano.
Sono a volte giornalisti strutturati, che lavorano in testate prestigiose, che possono farsi carico delle minacce subite dai singoli colleghi. A volte invece appartengono al sottobosco del freelance, del precariato più duro. Giornalisti senza troppe tutele contrattuali ed economiche che non rinunciano a esercitare l'articolo 21 in un contesto difficile, nell'isolamento e nella solitudine. Sia nei confronti della comunità professionale di appartenenza - basterebbe conoscere la storia di Giancarlo Siani per capire che si può fare giornalismo in modo molto vario - sia nei confronti della comunità più larga, quella composta dalle istituzioni.
Stampa Romana crede che si debba fare chiarezza.
Intanto portando a galla i dati come quelli raccolti dal lavoro quotidiano di Ossigeno per l'informazione e rilanciando il lavoro della Commissione Antimafia e dell'Osservatorio regionale per la legalità. Non tutti sanno cosa accade nel mondo che produce informazione, delle pressioni che subiscono i colleghi. Dalla fase di raccolta di questi dati sensibili, dalle diffamazioni alle querele temerarie agli insulti online, bisogna passare alla fase di costruzione di un contesto diverso.
"Dobbiamo creare laboratori in cui associare il rispetto della legge, l'educazione per il bene comune alla consapevolezza del lavoro giornalistico. E' una prospettiva - dice Lazzaro Pappagallo, segretario Stampa Romana - che può vedere un'azione forte del sindacato dei giornalisti e degli enti locali. Si può educare alla legalità e a un giornalismo libero, lavorando sulle scuole, sui ragazzi, semplicemente raccontando storie di ordinario e legittimo lavoro".
L'impegno di Stampa Romana, nello specifico, è creare condizioni contrattuali, a partire dal prossimo rinnovo, in cui precari, autonomi e freelance possano scrivere notizie e raccontare fatti con più garanzie e più tutele legali. “Per le mafie controllare i propri territori, costruire consenso e legittimità sociale vuol dire cercare di sottomettere la libera informazione, pretendere rispetto, costringerla al silenzio - afferma Gianpiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio -. Chi minaccia un giornalista lede profondamente il diritto dei cittadini ad essere informati. Parliamo allora di una grande questione democratica che non ci può lasciare indifferenti”.
 
Dati 2015
163 giornalisti minacciati (97 per la denuncia della Camera Penale di Roma)
128 con denunce e azioni legali
26 con avvertimenti
6 con aggressioni fisiche
2 con danneggiamenti
1 con ostacolo all’informazione
 
 
Fonte: Ossigeno per l'informazione

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