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Manca una settimana dal voto americano e dopo una defatigante campagna elettorale durata un anno e mezzo, il commento più calzante lo ha fatto lo storico inglese Andrew Roberts riesumando una battuta di Henry Kissinger all'epoca della prima guerra Iran-Iraq: "Peccato che non possano perdere entrambi". È forse l'unica cosa su cui oggi la maggioranza degli americani sono d'accordo: la scelta è fra due pessimi candidati, le cui debolezze sono diventate ancor più evidenti in quest'ultima fase segnata da fango, veleni, scandali, uno spettacolo sgradevole e di basso livello.
Questa nazione si è abituata da molto tempo ad avere un sistema bi-partitico. Questo è essenziale per capire alcune tendenze dell'ultima ora come la rimonta di Donald Trump: più ancora dell'effetto emailgate scatta semplicemente un riflesso di appartenenza. Molti elettori di destra preferiscono votare comunque il loro candidato pur di non lasciare che Hillary Clinton conquisti la Casa Bianca.
L’America liberal è prevalentemente sulle fasce costiere, quella conservatrice presidia il profondo Sud e i petro-Stati, dove domina il business delle energie fossili. Le varianti sono spesso legate ai flussi migratori. Alcuni Stati del Sud sono diventati “contendibili” per i democratici in seguito all’aumento dell’elettorato ispanico. Non è scontato che gli immigrati siano di sinistra: nella sua storia il partito repubblicano ha saputo conquistare dei consensi tra italiani, irlandesi, polacchi. Ma le ultime posizioni sull’immigrazione hanno creato un solco.
Trump: 16 Stati sicuri e 115 grandi elettori (sui 270 necessari)
Wyoming, West Virginia, Oklahoma, Idaho, Arkansas, Alabama, Louisiana, Kentucky, Tennessee, South Dakota e North Dakota, Montana, Mississippi, Kansas, Indiana, Alaska.
Clinton: 15 Stati sicuri e 192 grandi elettori (sui 270 necessari)
Vermont, Maryland, Hawaii, Massachusetts, California, New York, Rhode Island, Illinois, Delaware, Connecticut, Washington, New Jersey, Oregon, New Mexico e il District of Columbia.
Venendo alle ultime tendenze, continua a restringersi il vantaggio di Hillary, ed è solo in parte un effetto del mail-gate. I primi sondaggi compiuti parzialmente a cavallo del weekend, e che quindi includono qualche effetto della vicenda Fbi, confermano l'erosione del suo vantaggio, che comunque era già in atto da oltre una settimana.
L'ultimo sondaggio di Politico.com, per esempio, le dà solo 3 punti su Trump. Magra consolazione: nell'analisi dei 20 milioni che hanno già votato (voto per corrispondenza e voto anticipato in quegli Stati che lo consentono) Hillary è in vantaggio, ma ovviamente sono molti di più quelli che voteranno il giorno stesso (precisazione: ovvio che le schede mandate in anticipo non si possono aprire e contare, ma c'è un metodo indiretto per stimarne l'esito, in un paese dove ci si "registra" come democratici o repubblicani).
E per Usa Today i Millennial stanno mollando Hillary: avrebbe perso 6 punti fra i giovani.
Non ci resta che attendere.

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