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Nel cuore dell’Esquilino, a Piazza Dante, è stata rinvenuta un’aula semicircolare, ben conservata anche nelle sue decorazioni, che sarà oggetto di una approfondita ricerca e di un progetto  di valorizzazione, finalizzati a una riqualificazione urbanistica dell’intera area.
La sala (oggi denominata Volta Gatti dal nome dell’archeologo Giuseppe Gatti che la ha scoperta agli inizi del Novecento) è tornata alla luce durante i lavori di ristrutturazione attualmente in corso dell’ex Palazzo delle Casse di Risparmio Postali e, al momento, è oggetto di una sofisticata indagine archeologica.
Nell’età tardo-repubblicana (tra il 42 e il 38 a.C.) il versante occidentale dell’Esquilino venne bonificato, riqualificato e ceduto a proprietari privati di alto rango che vi edificarono le proprie residenze, articolate in padiglioni e circondate da ampi giardini che sfruttavano scenograficamente la naturale morfologia della pendice del colle.
L’attuale piazza Dante faceva anticamente parte della grandiosa villa romana nota come Horti Lamiani. La proprietà originaria è attribuita a Elio Lamia, console del 3 d.C. e intimo amico dell’imperatore Tiberio. Una volta passati alla proprietà imperiale, gli Horti Lamiani divennero la residenza urbana preferita dall’imperatore Caligola, mentre, con Nerone, vennero probabilmente annessi alla Domus Aurea, per poi tornare ad essere una delle tante residenze degli imperatori fino al IV secolo d.C.
Grazie al nuovo piano urbanistico post-unitario, che prevedeva nell’area un ampio e ordinato quartiere residenziale, con vari edifici destinati ai servizi della capitale d’Italia, si avviò una serie di lavori che portarono alla luce le imponenti strutture riccamente decorate delle proprietà imperiali. La documentazione dell’epoca è scarna e si basa quasi esclusivamente sul lavoro di Rodolfo Lanciani, Segretario della Commissione Archeologica Capitolina, che seguì i lavori edilizi e mappò i vari ritrovamenti, poi raccolti nella Forma Urbis Romae del 1892.
Con questa prima parte dei lavori, vennero rinvenuti famosi gruppi scultorei come il busto di Commodo/Ercole, la Venere Esquilina (parte della collezione dei Musei Capitolini–Centrale Montemartini) e le Niobidi degli Uffizi, nonché ricche decorazioni architettoniche in marmo (conservate nella sezione degli Horti Lamiani a Palazzo dei Conservatori). Inoltre vennero scoperti il criptoportico e il portico nell’area compresa tra piazza Dante e piazza Vittorio e il complesso delle terme tra via Alfieri e via Ariosto.
In anni più recenti, le ristrutturazioni dei palazzi della zona hanno permesso di raccogliere nuovi elementi per la conoscenza di questo importante settore della città antica. Le indagini archeologiche attualmente in corso nell’ex Palazzo delle Casse di Risparmio Postali, su più di un ettaro della pendice esquilina, hanno portato in luce resti di almeno due edifici, documentandone le fasi costruttive tra l'età augustea e l’età tardo antica.
Tra questi è di grande importanza il ritrovamento di ambienti voltati conservati in alzato, solo parzialmente indagati dall’archeologo Giuseppe Gatti al momento della costruzione del palazzo nel 1906. Questi ambienti costituivano il fronte inferiore di un ampio padiglione articolato su almeno due piani, collegati da una scala monumentale presumibilmente rivestita di marmo.
Sull’ambiente meglio conservato, la cosiddetta Volta Gatti, è in corso un progetto di valorizzazione, per ricomporne l’unità –l’ambiente è tagliato a metà dalle fondazioni del palazzo sotto cui è stato trovato– e renderlo finalmente fruibile al pubblico, dopo un accurato restauro.
La novità emersa in questo scavo è la presenza di una ricca decorazione sulla Volta, di cui non si era accorto Gatti ai tempi della sua scoperta. Di particolare interesse i mosaici, appartenenti alla prima fase di utilizzo dell’ambiente in età augustea, ma altrettanto sofisticate sono le nuove decorazioni dell’aula realizzate in epoche successive.
È già stata raccolta una approfondita documentazione attraverso laser scanner e fotogrammetria tridimensionale, e si è proceduto allo stacco delle superfici decorate, che comprendono lo smontaggio complessivo delle murature fino al piano pavimentale. I tempi del completamento del piano di valorizzazione sono stimati in due anni dalla fine dell’attuale progetto di ristrutturazione edilizia. (Fonte: SOPRINTENDENZA SPECIALE AREA ARCHEOLOGICA DI ROMA )

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